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Massimo Munaro su Pantagruel parla del libro LA TETRALOGIA DEL LEMMING IL MITO E LO SPETTATORE con Katia Ippaso.

 

Qui l'intervista

Ecco il video del laboratorio teatrale per le classi prime della Scuola Secondaria di Primo Grado "Giovanni Bonifacio" di Rovigo realizzato tra aprile e giugno 2021.
Il progetto è stato curato dal Teatro del Lemming, ringraziamo i docenti e il personale scolastico

 

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Aderire è semplicissimo: basta firmare nel riquadro "Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e delle fondazioni" e indicare il codice fiscale 93004620295 del Teatro del Lemming nell'apposito spazio. Passaparola! La cultura è un invito da estendere a tutti!

Su La Rivista di Engramma una preziosa e attenta presentazione del libro "La Tetralogia del Lemming. Il mito e lo spettatore"di Massimo Munaro. 
 
"Tanto più forte risulta, dunque, alla lettura di questo libro, e senza alcuna, si badi, sottolineatura in tale direzione, la dichiarazione di una difficoltà o impossibilità che si inscrive nei “tempi normali”, nel senso di una drammaturgia che attende lo spettatore (nel senso individuale o cellulare del termine) e che può essere solo “prova” di azioni che attendono reazione. Certo ci sono gli stessi partecipanti (un “regista” che non guarda da fuori ma assume necessariamente il ruolo di chi sarà chiamato a partecipare) o le “cavie” dell’esperimento, compagni di lavoro e amici, ma le simulazioni della disponibilità e della difesa, fino al coinvolgimento o alla trance, non sono per definizione esperienze che possono essere simulate in vitro. E questo – senza alcuna retorica – ci attendiamo di riprovare."
 
Engramma
 

 

 

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Caro spettatore,
siamo felici di annunciare l'uscita del libro di Massimo Munaro La Tetralogia del Lemming. Il mito e lo spettatore, Ed. Il Ponte del Sale.

Il libro raccoglie i testi e le testimonianze di quattro storici lavori del Teatro del Lemming: Edipo, Dioniso e Penteo, Amore e Psiche, Odisseo, più le due postfazioni alla Tetralogia, A Colono e L’Odissea dei Bambini.
Il racconto – anche attraverso le posizioni articolate della critica, le lettere di tanti spettatori e i diari di lavoro degli attori – disegna un’avventura teatrale e umana fra le più singolari degli ultimi decenni. Al centro di questi lavori c’è la potenza sempre attuale del mito e c’è lo spettatore che, nel suo diretto coinvolgimento sensoriale, assume qui, per la prima volta anche in senso drammaturgico, il ruolo di protagonista.
La Tetralogia si pone innanzitutto come interrogazione al teatro. Interroga la sua natura, la sua attualità, la sua funzione. E lo fa rimettendo in questione e ridefinendo in modo radicale i suoi elementi strutturali: l’attore, lo spettatore, lo spazio scenico, la drammaturgia – conservando una radicalità irriducibile, un punto di vista che abolisce ogni abitudine e che rifiuta ogni mediazione. Essa rappresenta, nella storia del Teatro del Lemming, un punto insieme di arrivo e di partenza, il manifesto di un credo teatrale, del tutto antitetico ad un mondo che invece continua a muoversi in direzione opposta.

 

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"Questo teatro è così importante, così necessario, così rivoluzionario che non sai se è parte di un’era passata che abbiamo perso e che rimpiangeremo o se è l’avanguardia, l’antagonista dell’era in cui stiamo entrando”.

Se vuoi acquistare il libro segui questo link oppure lo puoi trovare in tutte le librerie, anche online.
Puoi ascoltare le musiche composte da Massimo Munaro per gli spettacoli della Tetralogia su Spotify seguendo questo link.
 

BANDO IN METAMORFOSI
Nuove drammaturgie
 
Selezione progetti di residenza per IN METAMORFOSI 2021 per gruppi teatrali residenti in Veneto

Scadenza presentazione candidatura: 7 MARZO 2021
 
Premessa
Da molti anni il Teatro del Lemming ha individuato nella residenza artistica la forma ideale per ospitare, programmare e documentare processi di lavoro nell’ambito della ricerca teatrale.
Dal 2018, il Teatro del Lemming è una delle tre Residenze Artisti nei Territori della Regione Veneto ed è titolare del progetto IN METAMORFOSI. Residenze per la ricerca teatrale.
Il progetto IN METAMORFOSI prevede l’ospitalità di gruppi in residenza secondo due assi:
  • Sostegno ad artisti e gruppi locali e regionali, operanti nella sperimentazione dei linguaggi scenici;
  • Individuazione di giovani realtà emergenti a livello nazionale ed europeo che lavorano attorno alla pratica del Teatro dello spettatore.
Per il primo asse, il tema del 2021 sarà la nuova drammaturgia, intesa come scrittura scenica. Attraverso la seguente call verrà selezionato un gruppo residente in veneto, da ospitare al Teatro Studio di Rovigo nel corso del 2021.
 
Oggetto della Call
Il teatro non è un apparecchio per riprodurre la letteratura.
Il teatro possiede una propria, autonoma, realtà.
Tadeusz Kantor, Il teatro della morte
 
Con questa call il Teatro del Lemming indice un Bando d'invito alla partecipazione rivolto a  gruppi o singoli artisti residenti o domiciliati in Veneto che intendono sviluppare un percorso di ricerca attorno alla drammaturgia contemporanea intesa non come elaborazione di un testo letterario inedito pensato per la scena; ma come vera e propria scrittura scenica.
Possono essere quindi presentate proposte di lavori che realizzano una reale sperimentazione sulla drammaturgia e che perciò rivendichino l'autonomia del linguaggio scenico dal testo teatrale. Intendiamo infatti come scrittura scenica l’insieme di tutte le componenti che concorrono alla realizzazione di uno spettacolo in cui suoni, luci, odori, corpi in movimento diventano importanti tanto quanto il testo. Obiettivo del bando è dare rilievo nel panorama regionale e nazionale a processi di lavoro che ripensano la drammaturgia in favore di un'esplosione alchemica dei segni.
 
Requisiti di partecipazione
Il bando si rivolge a singoli o gruppi di professionisti del teatro e delle arti performative, residenti o domiciliati in Veneto, strutturati in una qualsiasi forma giuridica.
Sono ammessi alla selezione progetti di residenza che realizzino una sperimentazione sulla drammaturgia secondo i punti sopra richiamati.
Ciascun artista o formazione potrà realizzare durante il periodo di residenza:
  • Sessioni di prove su nuove produzioni;
  • Workshop aperti ai giovani del territorio;
  • Azioni teatrali e/o performative all’aperto.
Sarà in ogni modo obbligatorio prevedere al termine della residenza un momento di restituzione  del proprio lavoro aperta al pubblico.

Tutoraggio
Durante il periodo di residenza, gli artisti saranno seguiti da diverse tipologie di tutorato artistico. Da una parte, Massimo Munaro, direttore artistico del Teatro del Lemming, seguirà l’evolversi della residenza, monitorando lo sviluppo dei progetti artistici. Dall’altra, durante una o due giornate di lavoro, saranno invitati un critico e/o un operatore teatrale nazionale, che avranno la possibilità di conoscere gli artisti in residenza, di approfondire il loro percorso artistico e di osservare l’evoluzione del loro processo creativo. Oltre ad aiutare gli artisti ospitati nello sviluppo delle loro idee progettuali, il fine del tutorato artistico sarà anche quello di creare delle occasioni di incontro e passaggio dei saperi tra una generazione teatrale e un’altra.
 
Per partecipare
I candidati dovranno inviare la richiesta di partecipazione composta da:
  • curriculum artistico della compagnia o dell’artista;
  • scheda artistica e scheda tecnica del progetto di residenza;
  • link a materiale video inerente la poetica del gruppo o dell’artista.
È necessario inviare la proposta di partecipazione, insieme ai link video, per e-mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. specificando nell’oggetto “domanda per Residenze 2021” entro e non oltre le ore 24.00 del 7 marzo 2021.
Non si accettano altre modalità di invio (no wetransfer, google drive, ecc.).
I partecipanti al bando autorizzano, ai sensi della Legge 196/2003 e del GDPR – Regolamento Europeo n. 2016/679, il trattamento anche informatico dei dati personali e l’utilizzo delle informazioni inviate per tutti gli usi connessi al bando.

Selezione Progetti
La selezione degli spettacoli è affidata al giudizio insindacabile della direzione artistica del Teatro del Lemming. Con l’invio della propria candidatura i partecipanti al bando autorizzano l’uso delle immagini delle opere inviate, per la comunicazione e le pubblicazioni legate all’iniziativa.
 
Pubblicazione risultati
I referenti dei progetti selezionati saranno contattati personalmente una volta conclusa la fase di selezione.

Condizioni economiche
I progetti selezionati saranno inseriti all’interno del programma In Metamorfosi. Residenze per la ricerca teatrale. A ciascun gruppo selezionato sarà garantito, oltre che un sostegno economico di € 1.000,00 (+IVA), la possibilità di fruire degli spazi in gestione della Compagnia per un periodo minimo di 8 giorni. La Residenza sarà realizzata in presenza e, a seconda del progetto presentato, sarà realizzata in un unico periodo o divisa in più momenti dell’anno: fra la primavera e l’estate 2021. Il Teatro del Lemming metterà a disposizione degli artisti il materiale tecnico, l‘assistenza in loco e una foresteria dove, eventualmente, poter soggiornare.
 
Vincoli
I candidati selezionati si impegnano a:
  • favorire una corretta promozione della residenza e del progetto IN METAMORFOSI tramite i loro canali (sito web, social, ufficio stampa…);
  • rispettare le prassi del Teatro Studio riguardo modalità e orari di utilizzo dello spazio;
  • rispettare le norme sanitarie prescritte per l’emergenza sanitaria Covid-19 in vigore all’atto della presenza della Compagnia in teatro nel periodo di Residenza concordato;
  • alla Compagnia selezionata attraverso questo Bando è fatto obbligo di inserire nei crediti dello spettacolo selezionato la dicitura: “Con il supporto del TEATRO DEL LEMMING nell’ambito del progetto In Metamorfosi - residenze per la ricerca teatrale 2021”.
La partecipazione al bando implica l’accettazione integrale di questo regolamento. L’organizzazione si riserva il diritto di decidere su questioni non previste dal presente regolamento.


Qui puoi scaricare il bando in pdf

 

L'archivio di interviste realizzate per IPSE DIXIT si arricchisce con i contributi di Luca Radelli di Teatro Invito, ospite in Teatro Studio con lo spettacolo Bartleby nell'aprile 2019 e con Massimiliano Donato del Centro Teatrale Umbro che ha portato in scena Amleto, l'archivio delle anime al Teatro Studio nel marzo 2019.

Qui il link all'elenco completo.

 

 

Sono online nuovi video per IPSE DIXIT con le interviste a Vasco Mirandola, Camilla Ferrari, Giulia Flacco, a Livello 4, a Welcome Project, a Farmacia Zoo:é. I video sono stati realizzati durante il periodo di residenza artistica al Teatro Studio oppure in occasione dell'ospitalità in stagione.

IPSE DIXIT è la raccolta di interviste con alcuni degli artisti che di volta in volta ospitiamo al Teatro Studio. Qui il link all'elenco completo.

Sono online due nuovi video per IPSE DIXIT con le interviste a Simone Capula ed a Fabio Liberti ed Emanuele Rosa. Entrambi i video sono stati realizzati durante il loro periodo di residenza artistica al Teatro Studio per il progetto "IN METAMORFOSI - residenze per la ricerca teatrale" del Teatro del Lemming. 

IPSE DIXIT è la raccolta di interviste con alcuni degli artisti che di volta in volta ospitiamo al Teatro Studio. Qui il link all'elenco completo.

 

 

VISIONI

 

 

Cari spettatori,
 
con rammarico vi annunciamo che la stagione VISIONI novembre-dicembre 2020 non potrà avere luogo in Teatro Studio a Rovigo a causa del DPCM del 24 ottobre, che, come sapete, prevede la sospensione di tutti gli spettacoli. Siamo dunque costretti a chiudere nuovamente al pubblico lo spazio di viale Oroboni che negli ultimi anni ha fatto avvicinare al teatro contemporaneo studenti del liceo, giovani, appassionati dell’arte in tutte le sue forme, proponendosi come un presidio culturale della città.
In questi giorni, sono affissi  a Rovigo i manifesti di lancio della nostra rassegna, che avrebbe dovuto animare il Teatro Studio fino a Natale: in parte si trattava di spettacoli che avrebbero già dovuto essere presentati nella prima parte dell’anno ma che erano stati bloccati dal precedente lockdown; in parte si trattava di eventi inediti, volti a divulgare la cultura sul territorio. Avevamo pianificato una campagna di comunicazione che prevedeva, inoltre, anche la distribuzione di flyer già andati in stampa e tante altre piccole azioni che annunciavano che, dopo il successo del Festival Opera Prima di settembre, eravamo pronti a riaprire il Teatro Studio, per nutrirci nuovamente di cultura assieme.
Ringraziamo l’associazione Festival Opera Prima, che a settembre ci ha permesso di aprire in tutta sicurezza il Teatro Studio e di contribuire alla realizzazione di un evento importante e ringraziamo voi, cittadini e spettatori, per esserci stati e per esservi fidati: il teatro è stato ed è un luogo sicuro, dove sono stati sempre rispettati tutti i protocolli e l’unico contagio possibile è quello dell’anima e del pensiero critico.
Siamo profondamente dispiaciuti, non solo perché tutto questo lavoro viene reso vano così, da un giorno all’altro e senza preavviso, ma anche e soprattutto perché l’intero settore teatrale, da giugno ad oggi, si è rimboccato le maniche ed ha pianificato una ripartenza rispettosa di tutte le normative previste, riuscendo a rianimare le piazze, le strade, le città, gli spazi al chiuso e all’aperto, riuscendo a portare comunità in un mondo costretto al distanziamento. Pensavamo che di questo le istituzioni ci fossero grati, pensavamo di aver svolto un servizio pubblico fondamentale, tanto più in un momento di crisi come questo, dove è importante non lasciarsi sovrastare dalla paura e avere il coraggio di continuare a guardare negli occhi i nostri vicini, anche se estranei.
La scelta di chiudere i teatri (senza per altro chiudere le chiese, gli stadi, le aziende, le industrie) avviene evidentemente perché il lavoro teatrale viene considerato inessenziale e perciò testimonia la crisi e l’orrore di una società che considera sacrificabili i luoghi culturali anche quando vengono messi in sicurezza. Allo stesso tempo, questa scelta impedisce a decine di migliaia di persone di lavorare, rendendo disastrosa una condizione già difficile e precaria.
Siamo così costretti a rimandare il nostro incontro in presenza, faccia a faccia, ma in questo mese di chiusura non ci fermeremo, continueremo ad immaginare nuovi progetti capaci di portare bellezza. Vi chiediamo quindi, cari cittadini, di non arrendervi neanche voi, di non accettare di essere trasformati in semplice capitale umano, ma di restare umani e cioè esseri pensanti fatti di un’anima e di un pensiero che necessitano sempre di essere nutriti.

TEATRO DEL LEMMING
Rovigo, 26 ottobre 2020

 

Nel 2019 e nel 2020 è proseguito il lavoro laboratoriale all'interno della Casa Circondariale di Rovigo. In questo periodo il Teatro del Lemming è stato coinvolto sia nel Progetto PER ASPERA AD ASTRA riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza sia nella prosecuzione del progetto finanziato con il bando Regione Veneto D.G.R. 1648/2016.

PER ASPERA AD ASTRA è promosso da ACRI e sostenuto da 11 Fondazioni di origine bancaria, ha l’obiettivo di tracciare un percorso che mette insieme le migliori esperienze di teatro in carcere presenti in diversi contesti territoriali, li fa dialogare e diffonde l’approccio anche a beneficio di altri contesti e operatori. Il progetto si è articolato in una serie di eventi formativi e di workshop realizzati all’interno degli istituti di pena localizzati nei territori di competenza delle Fondazioni partecipanti, rivolti a operatori artistici, operatori sociali e detenuti. Per quest’ultimi i corsi di formazione professionale rappresentano un ponte verso nuove opportunità lavorative.

Grazie al Decreto n. 133 del 23/11/2018 della Giunta della Regione Veneto siamo riusciti a proseguire anche con il laboratorio teatrale. L’attività è stata bruscamente interrotta dall’emergenza sanitaria ed è ripresa, con un numero inferiore di partecipanti a luglio ed agosto 2020.

Il breve video, realizzato alla ripresa del laboratorio dopo la sua brusca interruzione dovuta all'emergenza Covid-19, restituisce il senso dell'esperienza.

 

Katia Ippaso intervista Massimo Munaro per Pantagruel in occasione dell'apertura della XVI edizione del Festival Opera Prima. L'intervista è andata in onda il 6 settembre 2020.

 

 

 

 

Il teatro come Pharmakon

Dopo oltre due mesi di totale chiusura, lo spettacolo dal vivo non ha ancora alcuna indicazione, nemmeno all’avvio della cosiddetta “Fase 2”, rispetto a tempi e modalità di una sua possibile riapertura. Questo clima di totale incertezza è oltretutto acuito dalla totale marginalità che la questione teatrale ha assunto all’interno del dibattito pubblico. Questo non solo è grave per le centinaia di migliaia di lavoratori che non conoscono quale orizzonte futuro si configuri, ma lo è anche per lo svilimento di un’arte la cui funzione, da servizio pubblico sembra ridursi, almeno nell’opinione di molti media, a puro svago o intrattenimento.

In questi giorni si è più volte parlato di una Netflix della cultura, di trasferire cioè il teatro su piattaforme digitali. Ma per noi pensare di realizzare teatro on line è semplicemente impossibile: lo possiamo chiamare video, televisione, cinema ma non teatro. È importante ribadire, come già altri colleghi hanno fatto, che il teatro è tale solo nel momento in cui prevede la presenza viva e concreta di attori e spettatori in uno spazio condiviso. È infatti costitutivo e proprio al teatro pretendere la condivisione di un evento da parte di una comunità che si incontra. A teatro si è presenti con il proprio corpo e con i propri sensi. Si è presenti con i propri fantasmi, alle fratture del nostro tempo e si è costretti ad un faccia a faccia con l’evento. Se davvero la convivenza con quest’epidemia dovrà continuare ancora a lungo, invitiamo ciascuno di noi a pensare al teatro come a un pharmakon. In quest’epoca terribile che impone la distanziazione sociale la pretesa del teatro di essere incontro ravvicinato e relazione, oltre che come veleno può essere pensata come cura: il farmaco di cui abbiamo bisogno per restare umani. Perché accanto alla salute dei corpi è altrettanto importante prendersi cura dello spirito, della mente e delle anime.

Così se a partire dalle prossime settimane sarà possibile la riapertura delle attività sportive e di cura della persona, e si pensa di prevedere accessi contingentati all’interno di bar, ristoranti, musei, Chiese, pensiamo possa essere fatto altrettanto per lo spettacolo dal vivo. Ricordando che il teatro è fatto sia di un lavoro a porte chiuse (prove, laboratori, residenze) che di serate aperte al pubblico e che in molti luoghi di questo Paese i teatri rappresentano dei presidi culturali e civili a cui non è in alcun modo possibile rinunciare.

Crediamo poi che spetti agli artisti, nel rispetto della garanzia alla salute dei lavoratori e degli spettatori, trovare modi per cui sia possibile, nonostante tutte le limitazioni, essere fedeli alla natura propria del teatro che è quella appunto di costruire comunità, per quanto provvisorie, in cui l’Altro, lo sconosciuto, appaia non più come un pericolo ma come lo straniero di cui prendersi cura.

 

Teatro del Lemming
Rovigo, 28 aprile 2020

Il Teatro del Lemming ha aderito ad Art Bonus, il sistema di incentivi fiscali a favore di chi decide di fare mecenatismo con erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo introdotto dal Decreto legge 83/2014 “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”. Attraverso di esso può essere sostenuta la nostra attività di produzione, le residenze artistiche e l'ospitalità al Teatro Studio di Rovigo. Le informazioni e le modalità sono disponibili sul sito di ArtBonus.

La norma prevede che gli aderenti alla raccolta fondi attraverso ArtBonus usufruiscano di un credito d’imposta pari al 65% dell’erogazione liberale, detraibile in tre annualità, in base al D.L. 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni nella Legge 29 luglio 2014, n. 106 (“Art Bonus”).

Possono beneficiare del credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno delle attività le persone fisiche e gli enti non commerciali nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile e i soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui.

Come disposto dalle norme vigenti, le donazioni possono essere fatte solo attraverso istituti bancari, uffici postali, carte di credito, di debito e prepagate, assegni bancari e circolari.

Informazioni:

Referente Katia Raguso 0425.070643
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Dalla fine del 2016 sino al 2018 abbiamo realizzato un laboratorio di teatro all'interno della Casa Circondariale di Rovigo, all'interno del progetto Il teatro dei sensi promosso dalla Regione Veneto - Direzione Regionale per i Servizi Sociali - Servizio Prevenzione delle Devianze e Tossicodipendenze e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

 

 

Massimo Munaro in un breve intervento sul tema LA RELAZIONE, contributo al progetto seminariale / convegnistico "PORTA UN PENSIERO" del Festival Teatri di Vetro di Roma.

 

 

Un piccolo video documentario realizzato dalla Fondazione Cariverona sulla nostra attività all'AB23 di Vicenza.

 

 

Enrico Pastore scrive sul suo blog a proposito di Amleto, andato in scena a Torino il 9 e il 10 febbraio 2018 alle Officine Caos.

"Chi è Amleto? Il principe di Danimarca diserta le scene e diviene platea, diviene moltitudine muta che osserva la scena. Impotente, silenzioso, privo per una volta di battute, questo Amleto del Teatro del Lemming diviene corpo politico.

Chi osserva, chi guarda non fa. Questo è l’assunto. E tutto questo si innesta in un gioco di specchi che rimanda dalla scena alla platea. La donna che regge lo specchio e sputa sull’immagine ivi riflessa, guarda verso di noi, ormai condannati a essere Amleto per decisione altrui, impossibilitati a ribellarci dalla posizione passiva che come pubblico abbiamo adottato, massa silenziosa che resta nel buio.

Siamo Amleto perché come lui ci troviamo in una parte che non abbiamo scelto né voluto, scissi tra accettazione e rinuncia.

Molto si è scritto e si potrebbe scrivere su Massimo Munaro e il Teatro del Lemming, ma una cosa è certa: è un teatro che non lascia mai indifferenti, che porta sempre a prendere una posizione. In questo capitolo della trilogia shakespeariana, diveniamo protagonisti senza nulla poter fare, nemmeno baloccarci con il dubbio di essere o non essere.

É la scena che ci dona sostanza, è l’agire di quelle immagini evanescenti, di luce caravaggesca, in perenne fluttuazione di registro, che ci permette di assumere un ruolo che altrimenti non terremmo ad assumere. Ma il Teatro del Lemming ci pone nello stesso tempo in un paradosso: siamo una parte, un personaggio, che non può parlare perché non ha la battuta, e non può agire perché non ha didascalia. Come un re degli scacchi i nostri movimenti sono limitati, e il gioco è svolto solo dagli altri pezzi.

E come il re degli scacchi siamo in perenne assedio, le immagini ci incalzano con un ritmo ossessivo prima, dilatato poi, spingendoci sempre più in una dimensione onirica che non può terminare che in un silenzio assordante. Siamo esistenze sospese tra l’alzata e la calata di un sipario, e poi è tutto buia notte e silenzio.

Come nella tragedia per il Principe di Danimarca il teatro diviene strumento di presa di coscienza del delitto, nel farsi doppio della realtà, così in questo caso si diviene coscienti della propria miserevole impotenza perché il teatro conferisce forma a una realtà che non vogliamo vedere. Continuamente provocati ad agire, a dire la nostra, a far parte della scena restiamo muti, nel buio, senza nulla fare perché non sappiamo cosa fare né quando né quali sono le regole e anziché inventarcene una, o agire senza il bisogno che ci siano, preferiamo restare zitti e fermi.

E allora chi è lo spettro del padre? E la madre prostituita? E Ofelia abbandonata e nell’acqua annegata? Tocca trovar nella nostra vita risposta ai quesiti che pone Massimo Munaro e il Teatro del Lemming. E tocca trovarla una risposta perché nella vita di ogni giorno ci proviene sempre più l’urgente e imperioso stimolo ad agire, a prendere posizione e sempre più distogliamo lo sguardo da quanto accade. Forse è ora di cominciare ad agire."

Qui il link all'articolo completo

L'ultimo numero della rivista ITINERA è interamente dedicato all'uso, più o meno immersivo, che dei cinque sensi se ne fa a teatro. Il numero nasce grazie alla collaborazione di studiosi internazionali in seno a SENSES: the sensory theatre - New transnational strategies for theatre audience building, un Progetto di Cooperazione Europeo 2015-2017 co-finanziato dal Creative Europe Programme. L'esperienza del teatro del Lemming è raccontata grazie ad un contributo di Chiara Rossini.

Qui il link alla rivista attraverso cui è possibile scaricare gratuitamente una copia degli articoli.

IVREA Cinquanta –  la ferita del nuovo

di Massimo Munaro

 

Vorrei proporre, nell’ambito di questo incontro1, una breve riflessione sul concetto di "nuovo teatro" che, io credo, sia andato sempre più costituendosi come "Teatro del margine" o "della ferita". Innanzi tutto mi sembra che la parola “nuovo” associata a teatro sia piuttosto imprecisa quando non sospetta: è evidente che non può essere considerato nuovo qualcosa che, come nel nostro caso2, continua a trasmettersi o a perdurare da cinquant’anni. E poi si dice nuovo, normalmente, ciò che sostituisce il vecchio. Una nuova macchina sostituisce una vecchia, la più recente versione di un software aggiorna la precedente, e così via. Ora è invece evidente che semmai per il teatro è accaduto il contrario: è piuttosto il vecchio teatro, che sembra aver seppellito il nuovo.

Si deve prendere atto che nell’immaginario collettivo, cioè nella percezione della maggioranza dei cittadini, il teatro è rimasto, essenzialmente, il luogo in cui un attore declama dei testi: è Gabriele Lavia piuttosto che Tadeusz Kantor, Gigi Proietti piuttosto che Romeo Castellucci. E così, parallelamente, più che sul nuovo, il sistema teatrale si è andato consolidando attorno alle roccaforti del vecchio, così come a lui appartengono le redini delle risorse economiche e delle grandi istituzioni.

C’è poi un’altra accezione della parola “nuovo” che a me pare divenuta oggi ancor più sospetta. Quella, cioè, che fa riferimento al nuovo per il nuovo, volto cioè a inseguire o a creare le mode, le nuove tendenze che cancellano in un attimo le precedenti per poi sparire anch’esse in brevissimo tempo dall’interesse generale. Piace a molti, ai critici, agli operatori, agli organizzatori teatrali, essere perennemente a caccia dell’ultima novità del momento, col risultato, per esempio, che i cartelloni dei principali Festival italiani sembrano spesso fotocopiati gli uni dagli altri.

Naturalmente occorre saper distinguere fra quella che rischia di essere una vuota frenesia del nuovo e la legittima necessità di sostenere un reale ricambio generazionale. Solo che questo ricambio, al di là dei tanti bandi e premi per Under 35, è nei fatti impedito, col risultato che i giovani gruppi, per lo più, invecchiano presto, mentre le strutture che avrebbero il compito di sostenerli restano inamovibili.

Corsi e ricorsi della storia. Il manifesto il Teatro esploso3 che avrebbe poi dato l’avvio al movimento dei Teatri Invisibili, presentato nel 1995 alla seconda edizione del Festival Opera Prima, che è stato in quegli anni un po’ la culla della generazione teatrale degli anni novanta, esordiva con una citazione dall’Ecclesiaste: “Una generazione viene e una generazione va, ma la terra rimane sempre la stessa”.  Come a dire: tutto cambia e non cambia mai nulla.

Piccola parentesi: infondo il nostro Manifesto a Rovigo partiva proprio dalle premesse di quel convegno degli anni sessanta e ce lo ricordava Franco Quadri che, sornione, distribuiva fotocopie del programma di Ivrea a questo e ad altri convegni successivi. A rileggere oggi la sfilza dei nomi che firmavano il Manifesto di Opera Prima (quasi quaranta) viene un po’ di tristezza. Che fine hanno fatto questi gruppi? Di molti, personalmente, ne ignoro completamente il destino. Fanno ancora teatro? ed in quali condizioni? Persino gruppi che sembravano godere di un successo già consolidato, come i catanesi di Segnale Mosso o gli emiliani della Nuovo Complesso Camerata, sembrano spariti dall’orizzonte mediatico e forse non solo da quello. D'altronde ogni generazione ha i suoi sommersi e i suoi salvati. O forse finiremo tutti con l’essere sommersi, se persino molti dei protagonisti dell’avanguardia degli anni sessanta (Vasilicò, Perlini, Carella), che siamo proprio qui portati a ricordare, se ne sono andati più o meno nel silenzio generale.

Naturalmente esiste un’accezione di “nuovo teatro” su cui dovremmo concordare più facilmente. Ed è quella che identifica il teatro che continua a sperimentare attorno ai nuclei fondamentali del linguaggio scenico: l’attore, lo spettatore, la loro relazione; ma anche lo spazio, il suono, la luce, la drammaturgia - da intendersi non come totem di un testo letterario da seguire ma come libera scrittura scenica. È appunto questa tradizione del nuovo che lega, nelle differenze anche antitetiche delle poetiche, la generazione di Ivrea a quelle successive, per quanto esse appaiono oggi seppellite da un teatro ancora legato ad una tradizione che legge la comunicazione autore – testo – regista - attore – spettatore in chiave piramidale e ottocentesca.

Eppure da cinquant’anni questo teatro esiste, resiste, anche se per lo più relegato alle periferie dell’impero. Ma d’altronde è proprio nei margini, nelle periferie, nei nascondimenti dell’anima, oltre che nell’indifferenza dei media, che il teatro rinasce e ritrova da sempre la sua necessità. Mi viene istintivo così, a proposito del nuovo teatro, parlare di Teatro “del Margine” o “della ferita”, perché questa ricerca è ancora in grado, a volte, di ustionare e di lanciare frecce dal suo corpo ferito.

Potremmo allora ancora ripetere, come a Ivrea, che la lotta per il teatro è qualcosa di molto più importante di una questione estetica: perché il teatro è uno dei pochi luoghi, come affermava quel manifesto, “in cui poter arrivare alla contestazione assoluta e totale”. E ognuno di noi sa quanto ne avremo bisogno.

Nell’omologazione che domina le scene e nel clima sempre più pesante che si respira in Italia e nel mondo, ci si può servire ancora del teatro “per insinuare dei dubbi, per rompere delle prospettive, per togliere delle maschere e mettere in moto qualche pensiero.” Per prendere in trappola la coscienza del re.

Un teatro che conservi il potere taumaturgico delle origini: un teatro che guarisca attraverso la ferita.

Massimo Munaro


1. Ci si riferisce al Convegno Ivrea Cinquanta. Mezzo secolo di Nuovo Teatro in Italia 1967-2017 organizzato a Genova, dal 5 al 7 maggio 2017, da Teatro Akropolis, Comune di Genova – Direzione Cultura, Palazzo ducale – Fondazione per la Cultura.

2. Nel giugno 1967 si tenne a Ivrea un convegno sul Nuovo Teatro, che riunì per la prima volta i protagonisti della neovanguardia italiana: da Carmelo Bene a Carlo Quartucci, da Mario Ricci a Giuliano Scabia, da Leo de Berardinis a Eugenio Barba. Sono stati chiamati gli “stati generali” della nuova scena nel nostro Paese.

3. Qui è possibile leggere il manifesto del Teatro Esploso e i suoi firmatari.

E' una raccolta che riunisce alcune musiche che Massimo Munaro ha composto nel corso del tempo per il Lemming. 

"Se la musica, così come il teatro, non è che una dinamica, un modo di scrivere il tempo, queste musiche cercano di esplorare quello spazio che risulta incorruttibile rispetto all'invecchiamento e alla morte. E' come se ti invitassi ad entrare nella mia stanza della musica, nella mia stanza dei ricordi. Ma una volta entrato, ed accettato il semplice gioco, ecco che la stanza diventa la tua, ed ognuno viene rimandato immediatamente alla sua memoria, alle sue immagini, ai suoi ricordi personali. Eppure eccoci qui, come accade durante lo spettacolo, tutti insieme nel letto della Grande Madre: perché ogni ricordo non è mai tale se non è condiviso. "

MM

Et due voci
Edipo
Il canto di Beatrice
Il lago di sangue
Amore e Psiche
Spegnete le luci, ora è tardi
Io non sono senza te
L'amore che move il sole
Angelo
In memoriam
L'insostenibile leggerezza dell'essere
Cose della mia infanzia
Le stelle sono via di qui
Spegnete le luci

pianoforte e voce recitante Massimo Munaro
violoncello e canto Laura Bisceglia

parole di Massimo Munaro, Marco Munaro, Marcel Proust

 

per ordinare il CD potete cliccare qui.

MUSICHE PER LA TETRALOGIA
DEL LEMMING

IL NUOVO CD di Massimo Munaro

copertina musiche per la tetralogia  ridimensionata per il web


I lavori della Tetralogia sono, nei fatti, delle opere totali in cui l’aspetto meramente sonoro non può essere in alcun modo disgiunto dalla molteplicità sensoriale dentro la quale lo spettatore si trova
improvvisamente precipitato. Ecco il motivo per cui non avevo mai fino ad ora pubblicato la “colonna sonora” di questi lavori. Temevo infatti che l’ascolto delle sole musiche potesse in qualche modo inficiare la complessità e l’efficacia di queste vere e proprie sinfonie sensoriali. Ma ora lascio che queste musiche, nella loro fragilità e bellezza, vivano di vita propria. Anche se sono solo una parte dell’opera completa, esse ne hanno diritto. Perché dentro ogni parte riverbera , come sempre, il tutto.
MM


Il CD contiene le musiche originariamente scritte per:

EDIPO - Tragedia dei sensi per uno spettatore
DIONISO - Tragedia del Teatro
AMORE E PSICHE - una favola per due spettatori
ODISSEO - viaggio nel teatro

e le due post-fazioni

A Colono - rito augurale per spettatore solo
L'Odissea dei bambini - viaggio nel teatro per venti bambini di tutte le età

Il costo del CD è di 15,00 euro.
E' possibile ordinarlo via mail al costo di € 15,00 + spese postali  a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure presso la sede del Teatro del Lemming
TEATRO STUDIO
Viale Oroboni 14
45100 ROVIGO

www.teatrodellemming.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rovigo, Teatro Studio
19 dicembre 2014, (tre repliche al giorno)
ore 19.00 / 21.00 / 22.00

TEATRO DEL LEMMING
MUSICHE DEL TEMPO 

NB. lo spettatore deve portare con sé una coperta

prima nazionale

con Massimo Munaro e Laura Bisceglia
luci, musica e regia Massimo Munaro

p r e n o t a z i o n e   o b b l i g a t o r i a
max 30 spettatori a replica

musiche-del-tempo-per-web-2-1

 

 

Il Concerto scenico propone, per la prima volta, un attraversamento delle musiche originali che Massimo Munaro ha composto nel corso degli anni per il Lemming. Queste musiche sono qui eseguite dal vivo, in una nuova versione per pianoforte, violoncello e voce.
Se la musica, così come il teatro, non è che una dinamica del tempo, un modo di scrivere il tempo, queste musiche cercano di esplorare quello spazio che risulta incorruttibile rispetto all’invecchiamento e alla morte. Come sempre accade, però, nei lavori del Lemming non si tratta per gli spettatori semplicemente di assistere ad uno spettacolo, quanto piuttosto di essere completamente immersi all'interno dell'opera. Si tratta di vivere un'esperienza.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: 

allo 0425 070643

TEATRO STUDIO
Viale Oroboni 14
45100 ROVIGO

0425 070643
www.teatrodellemming.it

be@lemming /// Una stagione al Lemming, parte I

 

TEATRO STUDIO - Tel. 0425 070643
            Viale Oroboni 14
            ROVIGO

 

 

 

 

Un focus sul Teatro del Lemming e sullo spettacolo Giulietta e Romeo_ Lettere dal mondo liquido, attraverso le parole di Massimo Munaro e di Chiara Elisa Rossini. Il video è stato diretto da Pai Dusi, intervista a cura di Anna Trevisan per una produzione CULT TV. Girato al CSC Nardini di Bassano del Grappa (VI) durante OperaEstate Festival 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su "Il rasoio di occam" l'interessante articolo di Giacomo Fronzi sul Teatro del Lemming. Il Teatro del Lemming. Teoria e pratica di un'estetica estrema

 

Giacomo Fronzi (1981), laureato in Filosofia (Lecce) e in Musicologia (Venezia), è dottore di ricerca in Etica e antropologia filosofica all’Università del Salento, dove svolge attività di ricerca presso la cattedra di Estetica. Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce. Si interessa prevalentemente di estetica contemporanea e filosofia della musica. Cura la rubrica “Eikon. Riflessione estetica, immagini e immaginari” de “Il rasoio di Occam” (MicroMega). Oltre ad articoli e saggi su riviste nazionali ed internazionali, ha curato il volumeJohn Cage. Una rivoluzione lunga cent’anni (Milano 2012) e pubblicato i volumiEtica ed estetica della relazione (Milano 2009),Contaminazioni. Esperienze estetiche nella contemporaneità (Milano 2010),Theodor W. Adorno. Pensiero critico e musica (Milano 2011),Electrosound. Storia ed estetica della musica elettroacustica (Torino 2013).

 

NOIA DI STATO / STATO D'ASSEDIO



Era l'ottobre del 1920. Vsevolod Mejerchol'd proclamava l'”Ottobre teatrale”, la rivolta completa del teatro. In quegli anni, in Russia, la gente soffriva davvero: il cibo scarseggiava, si moriva di freddo. Eppure, in questo sfondo di desolazione e miseria, il teatro conosceva uno dei suoi periodi di massima vitalità: si credeva profondamente nel suo valore sociale e politico, nella sua forza dirompente, nelle sue potenzialità rimaste inespresse. 
È ancora ottobre, sono passati quasi novant’anni da allora, e lo scenario teatrale, oltre che quello politico, ci appare quasi antitetico: mentre assistiamo in Italia al progressivo restringimento di libertà fondamentali i teatri occupano le città per lo più come semplici luoghi di intrattenimento, spazi di consumo perfettamente innocui inseriti all'interno del “mercato”. Sempre più si parla di imprenditoria dello spettacolo, di mode e di tendenze e il pubblico, all'uscita dalle sale, ci appare tutt’altro che sconvolto o turbato, semmai si mostra annoiato, indifferente, tranquillo. 
È da tempo – da troppo tempo – che un teatro come esplorazione della condizione umana, coscienza critica sulle condizioni del mondo, commento metasociale, terreno fertile in cui far crescere nuovi modelli capaci di retroagire sulla vita ordinaria sembra del tutto scomparso, siamo solo in grado di leggerne la favola negli scritti teorici degli studiosi. 
Eppure, in questo freddo ottobre, stanno succedendo dei piccoli avvenimenti che sembrano incrinare lo stagno: uno spettacolo viene censurato a Chivasso (è il caso del Teatro a Canone a cui il Sindaco ha impedito il debutto nel teatro della città per il solo fatto di avere come tema la vita della brigatista Mara Cagol), un altro a Feltre sovverte le convenzioni teatrali suscitando polemiche e discussioni (è il caso della nostra Antigone dove l’organizzatore della Rassegna attacca sui giornali, per degli immaginari sputi al pubblico, uno spettacolo che lui stesso ha invitato, e che con ogni probabilità non ha nemmeno visto, ma che pure avverte come destabilizzante per il “suo” pubblico). Dalla pagina dedicata alla cultura, il teatro finisce così nelle pagine della cronaca e dell'attualità. 
Sono due episodi che sarebbe facile liquidare come semplice “piccolezze” da provincia, ma che suonano anche come presagi, piccoli avvertimenti, di una condizione generale italiana che anche i teatri cominciano ad avvertire. 
Trovarsi al centro di queste polemiche non è facile e comporta gravosi problemi: viviamo sicuramente in un periodo dove essere al di fuori delle norme e delle convenzioni viene catalogato come pericoloso, indecente, da evitare, ghettizzare, certo da non promuovere. Sarebbe molto più semplice attenersi alle abitudini, rispettare gli schemi, seguire le mode, non disturbare, non provocare, non scuotere il pensiero e, soprattutto, le emozioni. Così, d'altronde, fa la maggioranza di noi. 
Di fronte ad una censura o ad una polemica pubblica, sarebbe più conveniente, di questi tempi, chiedere scusa, rinunciare ad un banale spettacolo, adeguarsi. Sarebbe la strada più comoda sospesi come siamo tra gli annunciati tagli ministeriali e i ricatti di un potere diffuso che cerca consensi e non certo polemiche.
Ma per chi fa teatro e nel teatro ci crede, come può non accendersi una luce nel momento in cui il teatro smette di essere innocuo e viene riconosciuto finalmente nella sua natura dirompente, una natura che è in grado di scuotere gli animi, di creare spazi di discussione, di dialogo e di riflessione pubblica? Come si può non sperare, piuttosto che disperare, nel momento in cui la teoria si fa pratica? 
A Chivasso un comitato civico si è costituito per sostenere le ragioni della libertà di espressione di un gruppo teatrale, a Feltre il pubblico è rimasto in teatro per oltre cinquanta minuti alla fine dello spettacolo a discutere, a confrontarsi, a parlarsi.
Viviamo sicuramente in tempi freddi e bui in cui la parola crisi abita le bocche di tutti e risuona nelle orecchie del mondo. Lamentiamo continuamente di sentirci incapaci di agire, di concretizzare i nostri pensieri, ci sentiamo prigionieri di una realtà su cui non sappiamo come intervenire. Di fronte a tutto ciò, gli episodi sopra riportati dovrebbero, oltre che allarmarci, farci riflettere, poiché essi finalmente ci dimostrano che il teatro, può essere ancora uno strumento in grado di intervenire attivamente sulla realtà, di turbarla e, forse persino di contribuire a trasformarla. 
Ai teatri che ci vivono accanto, in tempi in cui è facile arrendersi e tradirsi, vogliamo ricordare che ognuno di noi detiene una profonda responsabilità. Gli artisti e gli intellettuali indipendenti sono infatti fra le poche personalità rimaste in grado di opporsi e di combattere la normalizzazione, e quindi le cose che vivono di vita autentica. E’ indispensabile che non venga mai meno la consapevolezza che la funzione dei teatri, o almeno quelli d’Arte, è quella di sollevare pubblicamente questioni provocatorie (e non di rassicurare gli abbonati), di sfidare ortodossie e dogmi (e non di generarne), perché il teatro ancora oggi trova la sua ragione d’essere solo nel fatto di rappresentare inquietudini e conflitti che pertengono alla natura dell’uomo e che ancora si manifestano nel nostro tempo. E’ proprio quando una crisi si manifesta che il teatro deve rivelarsi nella sua natura destabilizzante di specchio critico del mondo.

Lemming

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