Skip to main content
Nel segno di Dioniso

NEL SEGNO DI DIONISO ha invaso Venezia e Mestre durante aprile e maggio 2014.

DIONISO – Tragedia del Teatro è uno degli spettacolo/manifesto di uno dei gruppi di punta della ricerca teatrale italiana di questi anni: il Teatro del Lemming.

Prodotto e realizzato per la prima volta 15 anni fa a Rovigo, era il giugno 1998, lo spettacolo ha conosciuto in questi anni una vasta e ininterrotta fortuna critica. Il lavoro è stato presentato in quasi tutti i principali teatri e festival italiani.

L’originale caratteristica del lavoro è quella di coinvolgere un piccolo gruppo di spettatori (nove a replica) e di portarli a ri-vivere, letteralmente sul proprio corpo, le tappe del mito riportato da Euripide nelle Baccanti . Il coinvolgimento di ogni singolo spettatore è personale, fisico e drammaturgico: tutti i suoi sensi sono esplosi. Direttamente coinvolto nell’agone drammatico lo spettatore si ritrova ad essere Penteo al cospetto del dio del teatro. Da spettatore passivo egli diventa, finalmente, attore dell’evento.

Se anche DIONISO E PENTEO, come tutti gli spettacoli della Tetralogia del Lemming, è diventato negli anni una sorta di manifesto del gruppo è perché proponendosi come una sorta di grado zero dell’esperienza teatrale (la presenza attiva di un piccolo gruppo di spettatori e l’essenzialità assoluta dell’allestimento), esso riformula e risponde, con una radicalità esemplare, ad alcune necessità che attraversano molto teatro novecentesco:

  • la necessità del teatro di configurarsi per lo spettatore come una esperienza che prima che cognitiva sia profondamente emotiva e perturbante: organica;
  • praticare un teatro che non sia mera rappresentazione ma esperienza di un evento: io non assisto a qualcosa ma la vivo;
  • la necessità del teatro di rivolgersi, tanto più nell’era mediatica di oggi, non ad una massa anonima (il pubblico) ma a ciascun partecipante (lo spettatore);
  • ridefinizione perciò dei ruoli attore/spettatore, stabilendo nella loro relazione diretta il fuoco dell’esperienza;
  • sganciare lo spettatore teatrale dal ruolo voyeuristico a cui l’aveva consegnato il teatro ottocentesco, tanto più che oggi essere spettatori passivi ed impotenti è divenuto paradigma della nostra stessa condizione di cittadini;
  • eludere perciò la passività dello spettatore, renderlo attore dell’evento: qui allo spettatore è consegnato, addirittura, il ruolo del protagonista;
  • rimettere in gioco, così, oltre al corpo dell’attore anche il corpo dello spettatore: da cui la dimensione fortemente sensoriale dell’esperienza – non solo vista ed udito, ma anche olfatto, gusto e tatto. Tutti i cinque sensi entrano in sinestesia a dar luogo ad una drammaturgia dei sensi;
  • rendere l’evento teatrale irripetibile, unico e personale per ciascuno spettatore partecipante;
  • la necessità di tornare, rispetto alla spettacolarizzazione dilagante, al significato rituale, sacro e di

conoscenza che è anche il tratto fondativo dell’esperienza teatrale;

  • ritornare ad una pratica teatrale originaria che sappia iniziare le persone a divenire cittadini del mondo;
  • pensare alla pratica dell’attore come ad un dono d’amore verso lo spettatore, con tutta la messa in gioco, il denudamento reciproco ed il rischio strutturale che questa offerta comporta;
  • ridefinizione dello spazio teatrale: lo spettacolo non è più davanti a me, ma esso mi circonda, mi sovrasta, mi abita, ed io lo vivo come un mondo dentro cui sono precipitato;
  • ridefinizione del tempo dell’esperienza: esso ha inizio per lo spettatore dal momento in cui si prenota e si dilata dopo il lavoro nella lunga inevitabile elaborazione che segue.

 

DIONISO del Lemming concretizza tutte queste questioni e le rende presenti nell’evento nel corpo dello spettatore.

Lo spettacolo prevede l’accesso di nove spettatori a replica e può essere replicato un massimo di sette volte al giorno. Coinvolge 11 attori. Durata di ogni singolo evento: 45 minuti.

In questi anni lo spettacolo è stato realizzato in 40 luoghi diversi, per 462 repliche complessive: pari a 4.000 spettatori coinvolti.

Il Progetto Pedagogico e Produttivo

Il progetto (in continuità con la straordinaria esperienza di due anni fa dell’EDIPO DEI MILLE) intende coinvolgere e preparare 15 giovani attori, coadiuvati da attori del Lemming, e presentare DIONISO cinque giorni alla Sala del Camino di Venezia e cinque giorni al Teatro Momo di Mestre in rapida successione per 10 giorni complessivi. Pur essendo un lavoro pensato per soli nove spettatori partecipanti l’evento finirebbe così per coinvolgere 630 spettatori della città in un progetto che avrebbe, da un lato, il carattere di una straordinaria occasione pedagogica e, dall’altro, la forza di configurarsi come un evento spettacolare di sicuro interesse e risonanza.

Il Progetto prevede il coinvolgimento oltre che del Lemming, capofila del progetto del Comune di Venezia

e della Fondazione di Venezia – progetto Giovani a Teatro.

Gli aspetti Pedagogici del Progetto

  • Il Progetto conduce per una volta 15 allievi di teatro ad avere un’esperienza teatrale diretta, attraverso la guida di un gruppo di punta della ricerca teatrale italiana e attraverso la pratica attiva di un lavoro spettacolare particolarmente importante e significativo per la storia del teatro di questi anni. Non si tratta di uno studio finale di un laboratorio ma di un confronto con una drammaturgia compiuta ed esemplare.
  • I 15 ragazzi coinvolti faranno esperienza, in nuce, di un vero processo produttivo che li porterà alla consapevolezza della complessità del lavoro di un attore teatrale.
  • L’esperienza sarà documentata attraverso le riflessioni e diari di lavoro degli allievi e le lettere degli spettatori che verranno pubblicati on line su un blog attivato per l’occasione, come memoria attiva dell’esperienza svolta.

Gli aspetti spettacolari del Progetto

  • Un lavoro dedicato a nove spettatori partecipanti e che finisce per coinvolgere più di 600 spettatori in 2 spazi diversi della città, a fronte dell’impegno organizzativo garantisce ai soggetti promotori un’enorme visibilità sul territorio e sui media, innanzitutto come ritorno di immagine e di funzione pervasiva e formativa anche nei confronti del pubblico della propria città.

I soggetti promotori sono, oltre al Lemming:

il Comune di Venezia Assessorato alla Cultura la Fondazione Venezia

 

DIONISO – Tragedia del Teatro è uno degli spettacolo/manifesto di uno dei gruppi di punta della ricerca teatrale italiana di questi anni: il Teatro del Lemming.

Prodotto e realizzato per la prima volta 15 anni fa a Rovigo, era il giugno 1998, lo spettacolo ha conosciuto in questi anni una vasta e ininterrotta fortuna critica. Il lavoro è stato presentato in quasi tutti i principali teatri e festival italiani.

L’originale caratteristica del lavoro è quella di coinvolgere un piccolo gruppo di spettatori (nove a replica) e di portarli a ri-vivere, letteralmente sul proprio corpo, le tappe del mito riportato da Euripide nelle Baccanti . Il coinvolgimento di ogni singolo spettatore è personale, fisico e drammaturgico: tutti i suoi sensi sono esplosi. Direttamente coinvolto nell’agone drammatico lo spettatore si ritrova ad essere Penteo al cospetto del dio del teatro. Da spettatore passivo egli diventa, finalmente, attore dell’evento.

Se anche DIONISO E PENTEO, come tutti gli spettacoli della Tetralogia del Lemming, è diventato negli anni una sorta di manifesto del gruppo è perché proponendosi come una sorta di grado zero dell’esperienza teatrale (la presenza attiva di un piccolo gruppo di spettatori e l’essenzialità assoluta dell’allestimento), esso riformula e risponde, con una radicalità esemplare, ad alcune necessità che attraversano molto teatro novecentesco:

  • la necessità del teatro di configurarsi per lo spettatore come una esperienza che prima che cognitiva sia profondamente emotiva e perturbante: organica;
  • praticare un teatro che non sia mera rappresentazione ma esperienza di un evento: io non assisto a qualcosa ma la vivo;
  • la necessità del teatro di rivolgersi, tanto più nell’era mediatica di oggi, non ad una massa anonima (il pubblico) ma a ciascun partecipante (lo spettatore);
  • ridefinizione perciò dei ruoli attore/spettatore, stabilendo nella loro relazione diretta il fuoco dell’esperienza;
  • sganciare lo spettatore teatrale dal ruolo voyeuristico a cui l’aveva consegnato il teatro ottocentesco, tanto più che oggi essere spettatori passivi ed impotenti è divenuto paradigma della nostra stessa condizione di cittadini;
  • eludere perciò la passività dello spettatore, renderlo attore dell’evento: qui allo spettatore è consegnato, addirittura, il ruolo del protagonista;
  • rimettere in gioco, così, oltre al corpo dell’attore anche il corpo dello spettatore: da cui la dimensione fortemente sensoriale dell’esperienza – non solo vista ed udito, ma anche olfatto, gusto e tatto. Tutti i cinque sensi entrano in sinestesia a dar luogo ad una drammaturgia dei sensi;
  • rendere l’evento teatrale irripetibile, unico e personale per ciascuno spettatore partecipante;
  • la necessità di tornare, rispetto alla spettacolarizzazione dilagante, al significato rituale, sacro e di

conoscenza che è anche il tratto fondativo dell’esperienza teatrale;

  • ritornare ad una pratica teatrale originaria che sappia iniziare le persone a divenire cittadini del mondo;
  • pensare alla pratica dell’attore come ad un dono d’amore verso lo spettatore, con tutta la messa in gioco, il denudamento reciproco ed il rischio strutturale che questa offerta comporta;
  • ridefinizione dello spazio teatrale: lo spettacolo non è più davanti a me, ma esso mi circonda, mi sovrasta, mi abita, ed io lo vivo come un mondo dentro cui sono precipitato;
  • ridefinizione del tempo dell’esperienza: esso ha inizio per lo spettatore dal momento in cui si prenota e si dilata dopo il lavoro nella lunga inevitabile elaborazione che segue.

 

DIONISO del Lemming concretizza tutte queste questioni e le rende presenti nell’evento nel corpo dello spettatore.

Lo spettacolo prevede l’accesso di nove spettatori a replica e può essere replicato un massimo di sette volte al giorno. Coinvolge 11 attori. Durata di ogni singolo evento: 45 minuti.